La musica sta per cambiare. Il merito di Armando Siri, consigliere economico di Matteo Salvini, è stato quello di non assecondare il cliché.

Si dice che in politica la cosa giusta al momento sbagliato è una cosa sbagliata. Ma Siri, dopo aver sollevato il tema, ha saputo attendere. E ora la flat tax è al centro del dibattito politico nazionale, al punto che proprio su questa si costruirà il manifesto elettorale che determinerà la vittoria, o la sconfitta, alle prossime politiche.

Per questo, adesso è una corsa a metterci il cappello, anche da chi ne è sempre stato ideologicamente contrario. Ma la flat tax funziona. Nel sistema ad aliquota unica, la base imponibile deve essere data da tutti i redditi percepiti, meno gli investimenti. Per ottenere questo risultato, una impresa deve poter pagare tasse sul reddito generato, secondo la formula ricavi meno investimenti e costi di produzione, escludendo i redditi da lavoro. I redditi da lavoro vanno poi tassati individualmente con un’aliquota fissa, tenendo conto della no tax area. In tal modo, la flat tax si configura come una tassa sul consumo, notoriamente meno distorsiva di quelle sul reddito.

Infatti, una tassa sul consumo non distorce le decisioni individuali in materia di risparmio (e in conseguenza di accumulazione del capitale). Poiché il reddito può destinarsi a consumi o investimenti, sottraendo gli investimenti dal calcolo della base imponibile, ciò che effettivamente viene tassato è il consumo. I vantaggi del sistema ad aliquota unica sono evidenti. In primo luogo, ne consegue una enorme semplificazione degli adempimenti fiscali: un sistema di questo tipo permette di calcolare i redditi in maniera univoca. In secondo luogo, ne consegue un allargamento della base imponibile, dovuto sia alla riduzione delle pratiche elusive ed evasive, sia all’eliminazione di tutte le eccezioni e sovrapposizioni normative dell’attuale sistema fiscale.

Ma gli effetti di gran lunga più importanti sono quelli sull’efficienza: la flat tax non distorcendo l’accumulazione di capitale, causa un aumento degli investimenti produttivi. Il problema è quindi, ancora un volta, solo ideologico.

La flat tax, anche per colpa di chi a volte non ne sa illustrare in modo corretto i benefici, è spesso vista come una forma di tassazione iniqua, e in generale meno giusta rispetto alla tassazione progressiva tradizionale con aumenti di aliquote all’aumentare del reddito. Uno studio di Antonio Mele, accademico dello Swiss Finance Institute, dimostra che modificando aliquota ed esenzione, si ottengono effetti redistributivi diversi, ai quali si accompagnano miglioramenti o peggioramenti in termini di efficienza.

È ragionevole ritenere che governi con preferenze diverse per la redistribuzione e la crescita possano volere la capacità di modificare aliquota e no tax area per ottenere i livelli preferiti, servendo in tal modo tanto stagioni politiche socialiste quanto stagioni politiche liberali. La flat tax lo consente. Trovandosi di fronte un sistema fiscale semplice, anche la sua modifica in una direzione o nell’altra risulta altrettanto priva di complicazioni.

Esistono infine altri due effetti meritevoli. Il primo, la neutralità: le tasse dovrebbero essere mirate a raccogliere gettito con un minimo di distorsione economica, e non dovrebbero tentare di microgestire l’economia. Il secondo, la crescita: le tasse dovrebbero raccogliere gettito per finanziare programmi di spesa pubblica consumando la minor frazione possibile di reddito nazionale e dovrebbero interferire il meno possibile con crescita economica, commercio estero e movimenti di capitale. All’introduzione della flat tax dovrebbe accompagnarsi l’eliminazione della Tobin tax, sciaguratamente voluta da Mario Monti nel 2013, e che ha da allora reso il mercato finanziario italiano il più costoso e meno efficiente in Europa.

Sulla tassa si scontano le medesime pregiudiziali ideologiche. Al contrario, esiste letteratura accademica che dimostra che la tassa può favorire la speculazione: trading meno aggressivo, meno liquidità, più opacità, e quindi più capacità di dissimulare fondamentali e rumor Esiste purtroppo ancora una cultura politica avversa all’innovazione.

La Web tax, già entrata in manovrina, offre copertura finanziaria per il taglio della Tobin. Mantenere una tassa inefficiente e distorsiva danneggia il mercato italiano, e ne pregiudica la reputazione internazionale. Sulla politica fiscale si vinceranno, o perderanno, le prossime elezioni e qualcuno lo ha capito benissimo.

Bepi Pezzulli

(Fonte Milano Finanza)