Parla l’ideologo italiano della “tassa uguale per tutti”: «Costosa? Ogni altra proposta è un palliativo. E con il rilancio dell’economia si ripagherà da sola. Berlusconi? Possiamo lavorare assieme, e il centrodestra vincerà»

Immigrazione e fisco. Su questi temi si giocherà la campagna elettorale prossima ventura. Tutto il resto è noia, direbbe Franco Califano. Uno scenario favorevole per il centrodestra, a rigor di logica. Che infatti, dopo i risultati delle amministrative, naviga con il vento in poppa, anche se la “quadra” complessiva tra Berlusconi, Salvini e Meloni è ancora da trovare, come dimostra la vicenda siciliana. Intanto però si mette mano al programma, che ruota attorno ad una proposta tanto forte quanto controversa, cioè la “Flat Tax”.

Armando Siri è la voce più importante della Lega sui temi economici. E proprio a lui chiediamo, innanzitutto, perché questa potrebbe essere la volta buona, visto che in passato molte volte gli italiani hanno ascoltato promesse in materia fiscale che sono rimaste lettera morta: «Dico che è la volta buona innanzitutto perché non si tratta di una battaglia ideologica – spiega a Linkiesta -. Abbiamo in primo luogo bisogno di rimettere davvero in moto i consumi, che sono fermi o si muovono molto poco. Poiché non possiamo agire sulla leva monetaria abbiamo a disposizione un solo strumento: abbassare le tasse. Lo Stato deve rinunciare a una parte delle risorse che attualmente ha per lasciarle nelle mani dei cittadini, attendendo così che si rimetta in moto il ciclo della domanda, che finirà per riportare anche denaro fresco nella casse pubbliche. Questo approccio non è rinviabile e non è surrogabile con gli interventi messi in campo dagli ultimi governi di sinistra: loro pensano di curare la polmonite con la tachipirina: semplicemente non funziona. Gli 80 euro e il Jobs Act sono esattamente questo, un palliativo».

Nella prima fase però la “Flat Tax”, in qualunque versione la si prenda, costa molto al bilancio dello Stato. Come si fa a tenere i conti in ordine, ad esempio nel caso della vostra proposta di aliquota al 15%?
Nel nostro progetto la “Flat Tax” vale 63 miliardi, di cui 3/4 vanno alle famiglie e 1/4 alle imprese. Per recuperarli, ammesso che sia proprio necessario farlo, ci sono due modi. Il primo a regime, cioè dopo tre anni e il secondo nel periodo di lancio, quindi nei i primi tre anni. Alcune reazioni positive ci saranno già nel primo periodo, come ad esempio 7 miliardi in più di Iva, 1,5 miliardi per effetto della nuova occupazione creata, 28 miliardi da emersione del sommerso, che non avrà più motivo di rischiare effetti penali e civili di fronte a una aliquota più sensata dell’attuale. A tutto ciò si aggiunge una cifra da ottenere chiudendo le infinite posizioni aperte con il fisco. Vorrei ricordare che lo Stato ha 950 miliardi di crediti che non riesce a incassare, per il semplice fatto che continua a chieder soldi a persone che non li hanno. Noi diciamo, con atteggiamento molto prudenziale, che potrebbe chiudere tutte le partite aperte portando a casa 35 miliardi il primo anno e 25 il secondo, cioè l’8 % del totale. Così si assestano i conti e si riportano milioni di cittadini in pari con il fisco. A tutto ciò sarà necessario aggiungere una clausola di salvaguardia qualora non si riuscisse a raggiungere i risultati sperati, alzando l’aliquota al 20% ma solo al di sopra degli 80.000 di reddito, dove comunque ora si paga molto di più. Il valore di questa clausola, di cui speriamo di non avere bisogno, è di ben 13 miliardi di euro. Infine 12 miliardi vengono da risparmi dei costi dello Stato, a cominciare da quelli per pagare il Jobs Act, che è un immenso “doping” di Stato.

Cioè? In che senso doping di Stato?
L’occupazione cresce, anche se di poco, ma questo Renzi non lo ammette mai, limitandosi a dire che cresce. Però non altrettanto fanno i consumi. Allora vuole dire che quella crescita è indotta dalla risorse messe a disposizione dallo Stato. In sostanza un vero e proprio effetto doping.

Però ci sono anche le esportazioni.
Vero. Ma non riescono a spiegare tutto il fenomeno.

Perché è meglio agire sulle tasse e non lasciare un potente programma di investimenti pubblici?
Oggi con i vincoli europei non si potrebbe fare quel piano di investimenti. Occorrerebbe andare a Bruxelles e ridiscutere tutto, impresa difficile e comunque dai tempi lunghi. Noi abbiamo bisogno di una terapia efficace adesso, non domani o dopodomani.

E perché invece il vostro progetto di “Flat Tax” è in grado di non essere avversato dall’Unione Europea?
Non c’è alcuna restrizione europea per gli Stati che decidono di agire sulle imposte dirette. Quindi non ci saranno problemi, avendo cura degli aspetti di equilibrio del bilancio pubblico.

In fondo, senza ammetterlo pubblicamente e quasi vergognandosi, lo stesso governo in carica ha fatto una norma così per chi viene in Italia dall’estero con i propri redditi e capitali. E lo stesso Renzi nei giorni scorsi si è detto pronto a discuterne. Però è tempo di trovare il coraggio per affrontare questo tema, che non può essere approcciato in modo riduttivo o timido

Come vanno i Paesi che hanno introdotto la “Flat Tax”?
Vanno tutti assai bene. Crescono più della media e creano lavoro. Il caso della Polonia è lì da vedere, con il suo 4,8 % di disoccupazione.

Insomma non ci sono aspetti negativi?
Per carità, come tutte le riforme epocali andrà seguita con grande attenzione. Però la strada è quella. In fondo, senza ammetterlo pubblicamente e quasi vergognandosi, lo stesso governo in carica ha fatto una norma così per chi viene in Italia dall’estero con i propri redditi e capitali. E lo stesso Renzi nei giorni scorsi si è detto pronto a discuterne. Però è tempo di trovare il coraggio per affrontare questo tema, che non può essere approcciato in modo riduttivo o timido. Ecco perché non mi soddisfa la proposta dell’Istituto Bruni Leoni. Loro pensano di portare l’Iva al 25%. Ma questo è un provvedimento contrario all’incentivo alla domanda di cui abbiamo bisogno. Noi, semmai, puntiamo a diminuire anche l’Iva, magari in un secondo momento.

Che maggioranza può approvare questa riforma in Parlamento?
A mio avviso quella che sosterrà il governo di centro-destra nella prossima legislatura, cioè Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e chi altro sarà con noi dal centro, però con posizioni chiare e coerenti.

Ma con Forza Italia è avviato un lavoro in comune sui temi economici e fiscali?
Non in modo formalizzato. Per ora solo molti contatti che da settembre però dovranno diventare qualcosa di meglio organizzato. Berlusconi è uomo di grande concretezza. È partito con il 23% di aliquota ed è sceso al 20. Insomma c’è spazio per lavorare insieme. Importante è non cadere nella trappola ideologica che avversa questa fondamentale riforma.

La Lega a volte sembra flirtare con Grillo e il Cavaliere non chiude del tutto la porta alla grande coalizione. Sono sensazioni sbagliate? La vostra prospettiva è il governo di centro-destra e basta?
Noi guardiamo a quello che vogliono i nostri elettori. Ci chiedono un centro-destra unito su un programma chiaro. Alle amministrative siamo stati premiati proprio per questo. Il caso di Genova è esemplare: in poche settimane già si vedono segnali importanti della svolta. Io dico lavoriamo al programma e presentiamoci uniti davanti agli elettori.

Fonte: LINKIESTA